Ora basta

Inerme vi ho guardato
calare la scure,
scagliare pietre,
lacerare il mio corpo in ogni sua parte.

Ne porto le cicatrici.

Vi ho lasciato disporre di me,
del mio cuore, della mia anima
e siete stati capaci solo di ridurre tutto a brandelli e cenere.

Ora basta.
Non vi meritate la mia dolcezza o la mia energia o i miei pensieri.

Ora basta.
Siete ciechi e non tocca a me agevolarvi il cammino.

Ora basta, per davvero.
Non vi permetterò più di calpestare la mia dignità.
Fermerò la vostra mano pronta per colpirmi.
Nessuno vi ha dato il diritto di farmi sentire inadeguata.
Nessuno vi ha dato il potere di farmi sentire inferiore.

Oggi termina la vostra egemonia.
Oggi riprendo le redini.
E non osate lamentarvi se verrete lasciati indietro.

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Annego ancora

Finalmente riemergo.

L’aria riempie i miei polmoni annacquati e provo dolore come fosse il primo respiro della mia vita.
Il sole mi costringe a chiudere gli occhi, devo ancora riabituarmi alla luce.
Delle profondità in cui sono scivolata sento ancora il freddo, il buio, il vuoto. Ma dopo un brivido i ricordi lentamente sfumano e sulla pelle rimane solo una lontana sensazione.

Vedo la riva.

Quando ormai riesco a sfiorare le pietre sul fondo con la punta delle dita, intercetto un’ombra con la coda dell’occhio.
Mi blocco e la tua voce squarcia il cielo.

Non vedo più gli steli d’erba sulla riva.

Mi volto ed eccoti lì, il tuo sorriso di stelle.

Non sento più il cinguettio degli uccelli.

Uno sguardo al tuo viso e la superficie dell’acqua è già sopra di me.
Il peso del mio amore per te mi trascina con violenza e per quanto io tenti di nuotare in senso contrario, mi basta rivederti per annegare di nuovo.

Rivoglio il sereno

Leggo e rileggo i fiumi di parole che ho riversato sulla carta, leggo della me felice ed innamorata, della me triste, della me disperata per l’ennesima ferita inferta al mio cuore debole.

Quanti sguardi ho incrociato, quante vite ho fatto scivolare tra le dita? Quanti letti sfatti ho guardato con occhi vuoti, rannicchiata in un angolo?

Rileggo e sento tutto il peso delle mie insicurezze, del dolore che si prova quando ancora una volta il cuore viene trafitto e buttato via.

I tuoni rimbombano nel mio animo e all’orizzonte vedo solo altra pioggia pronta a travolgermi.

Quando tornerà il sereno nel mio cielo?

Vorrei solo sentire di nuovo il sole illuminarmi il viso e scaldare un cuore stanco.

Diavolo

Come sole ad Agosto mi hai abbagliata,

cieca ho vagato cercandoti

e nemmeno ora che le mie mani stringono il vuoto

riesco a guardarti con indifferenza.

Sei veleno letale

che si scioglie nel mio cuore

goccia a goccia

portandomi via il fiato.

Appena penso di essermi liberata di questo male

i tuoi occhi mi fulminano

e torno preda del dolore.

Riuscirò un giorno a sciogliere il nodo che mi stringe la gola?

Riuscirò a spezzare la corda che mi incatena a te, Diavolo?

Quante cose vorrei dirti

Quante cose vorrei dirti, come quando sorridi e ti si illumina il viso o quanto l’oro nei tuoi occhi brilli al sole.

Il tuo profumo mi fa sentire a casa, la tua voce è come un abbraccio, la tua risata mi riscalda l’anima.

Vorrei raccontarti come il cuore mi martella in petto quando mi rubi uno sguardo o come io sia tesa quando ti cerco e non ti trovo.

Vorrei dirti che sei il sole che splende nelle mie giornate e che vorrei essere la luna per te, condividere il cielo.

Quante cose vorrei dirti,

ma la voce trema

e le dita cercano la penna per scrivertelo.

Sei il sole per me

Ti guardo da lontano come si osserva una stella.

Guardo come la tua energia si irradia su chi ti circonda.

Ti guardo da lontano, perché ho paura.

Sei il raggio che illumina le mie giornate,

sei la luce che scalda il mio cuore.

Ti accorgerai mai di essere il sole per me?

Ho paura ad uscire dall’ombra,

voglio continuare a vederti splendere.

Ti prego, non smettere mai di splendere. Anche se forse non brillerai mai solo per me.

 

Poetica

La stessa canzone d’amore copre il rumore dei miei passi, a tratti più svelti per combattere il vento fresco della sera.

Gli occhi stanchi si posano qua e là pigramente, incontrano mani giunte sotto i portici, sorrisi davanti ad un portone, baci illuminati da un lampione.

“Abbracciami” cantano le cuffie. E mi perdo a immaginarci vicini, seduti su quel gradino, a ridere camminando verso casa, a sfiorarci con lo sguardo.

Il semaforo rosso mi impone di fermarmi e mi rendo conto di essere rimasta da sola, giusto qualche macchina che sfreccia approfittando dell’ora tarda.

Riprendo a camminare con le mani in tasca, stringendomi nel cappotto troppo grande.

Le stesse parole d’amore si ripetono nelle orecchie e un misto di serenità e tristezza mi accompagna.

Tuffo in laghi d’oro fuso

Vorrei poter solo sfiorarti con la punta delle dita.

Eppure mi trovo nuda, sulla riva dei tuoi laghi d’oro fuso, e prima di rendermene conto mi sono già immersa completamente.

Chiudo gli occhi, in apnea, e mi lascio sospingere dalle onde calde della tua voce. Non vorrei mai riemergerne.

Guardo il sole scivolare oltre l’orizzonte ma nel mio cielo non tramonti mai.

Man mano che raggiungo la superficie sento il cuore martellarmi nel petto, mancando qualche battito, tanto che a volte temo lo possa sentire anche tu.

Risalgo e sento un brivido di freddo: sento già la mancanza del tuo tiepido abbraccio.

E mentre mi rivesto e ti guardo, ignaro di questi miei tuffi dentro di te, sorrido pensando che forse un giorno capirai.

Animo fragile

Camminando tra la gente mi sembra di sentire il tuo profumo e mi trovo ad alzare gli occhi e a cercare la tua figura. 

La delicatezza con cui sfiori i miei pensieri svanisce quando sono tra le tue braccia. Mi sovrasti e le tue mani mi stringono troppo forte. Mi possiedi quasi con noncuranza. Però quando poi crolli stremato mi cerchi con le labbra, mi circondi e mi intrappoli accanto a te.

Ogni parte di te strilla bisogno d’amore. 

A tratti mi mostri il tuo animo fragile ma come un prezioso pezzo di antiquariato lo tieni chiuso a chiave in una teca, nascosto.

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